bambina computer

La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che colpisce principalmente l’esecuzione del gesto grafico e della scrittura manuale. Non si tratta di un disagio di apprendimento correlato all’intelligenza o alla comprensione, ma all’apprendimento motorio e grafo-motorio. Riguarda cioè il controllo di movimenti fini necessari per scrivere in modo fluido e leggibile. La disgrafia può essere evidente durante i primi anni della scuola primaria, di solito durante il primo anno. Un bambino con disgrafia può avere difficoltà a mantenere la direzione del tratto, rispettare le righe della carta o bilanciare le altezze del carattere, così come la spaziatura tra le lettere e tra le parole. La penna o la matita premuta troppo sul foglio possono causare affaticamento e dolore alla mano.

Tracciare una linea di demarcazione tra la disgrafia e altre condizioni quali la disortografia o il disgrafismo diventa fondamentale.

La disortografia, ad esempio, fa riferimento alla capacità di applicare e utilizzare le corrette regole di grammatica e ortografia e non chiaramente al gesto grafico.

La disgrafia, al contrario, altera solo tale gesto, rendendo disordinata, lenta e spesso illeggibile l’esecuzione. Per DSM-5, la disgrafia sarebbe inquadrabile tra i disturbi della “perdita dell’espressione scritta” vale a dire una compromissione totale o parziale della capacità di esprimersi adeguatamente attraverso la scrittura. La forma espressiva, quindi, è la chiave di lettura. In altre parole, le persone con disgrafia hanno difficoltà a riportare i contenuti mentalmente in modo leggibile. È importante sottolineare che la disgrafia può influenzare sia bambini che adulti.

Negli adulti essa dà luogo a scrittura lenta e irregolare, spesso descritta come “brutta scrittura”, in realtà significa difficoltà sotto il profilo motorio.

Sintomi della disgrafia

Sintomi disgrafia

I sintomi della disgrafia possono variare notevolmente da una persona all’altra, ma alcuni segnali caratteristici possono aiutare genitori e insegnanti a identificare il problema fin dagli anni di scuola. Il più comune dei sintomi è la scrittura disordinata o praticamente illeggibile. Le lettere possono apparire deformate, difficili da leggere, non di dimensioni appropriate o in qualche modo allineate correttamente lungo la riga. Un bambino è spesso incapace di tenere il rigo. Questo significa che non riesce a scrivere in linea retta sulla carta o su un quaderno bianco. Un altro segno evidente del problema sono le dimensioni irregolari dei caratteri stessi. Possono essere troppo piccoli o troppo grandi, non seguendo un’omogeneità di fondo. Allo stesso modo, la spaziatura tra le lettere e tra le parole non è coerente.
Un altro sintomo è la pressione sul foglio, ci sono bambini che premendo la penna sul foglio spingono con forza eccessiva, cioè lasciano solchi pronunciati, e bambini che, al contrario, eseguono una scrittura con pressione debole. Anche in questo caso la difficoltà, insieme a una lentezza di scrittura, determina spesso la stanchezza della mano e una reazione di frustrazione.
Un terzo sintomo riguarda l’incapacità di copiare dalla lavagna o prendere appunti, attività che richiedono una corretta coordinazione visuo-motoria. Per quanto riguarda i bambini con disgrafia notiamo tipiche posture e impugnature errate della penna e della matita: spalle curvate, testa inclinata in modo innaturale sul foglio o il quaderno.
Inoltre, è importante ricordare che non tutti questi sintomi devono essere presenti: ogni bambino può manifestare il disturbo ciascuno con intensità e tipologia propria. Peraltro, non è inusuale che i sintomi più evidenti compaiano già durante la prima elementare, poiché la scrittura diventa un’attività quotidiana.

Come riconoscere la disgrafia

riconoscere disgrafia

Imparare a riconoscere la disgrafia è il primo passo per poter intervenire al momento giusto. Un intervento precoce, infatti, può fare la differenza e permettere di affrontare la difficoltà della scrittura con gli strumenti adatti prima che possano trasformarsi in ostacoli da superare a scuola o nella vita quotidiana. già tra i primi anni della scuola primaria si possono riscontrare i primi segnali di difficoltà grafomotorie.

Alcuni bambini, ad esempio, scrivono in maniera disordinata, impiegano molto tempo per completare un compito o si stancano dopo aver scritto poche righe. In alcuni casi, i primi campanelli d’allarme possono essere ravvisati anche durante l’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Difficoltà a impugnare correttamente la matita, a tracciare linee dritte o a colorare rimanendo entro i bordi possono suggerire che ci possano essere delle difficoltà. Naturalmente, la presenza di uno o più di questi indizi non è sufficiente per stabilire una diagnosi, poiché solo uno specialista potrà farlo.


Per fare questo, si rivela un team multidisciplinare di specialisti tra cui neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista. Ognuno esamina un aspetto complementare. Un neuropsichiatra determina la presenza di qualsiasi deviazione, uno psicologo valuta lo sviluppo delle capacità cognitive e difficoltà di apprendimento, un logopedista, o addirittura un terapista della motricità fine, monitora il gesto scritto e la scrittura.

Durante la valutazione viene proposto al bambino di scrivere una serie di testi base; si eseguono inoltre attività pratiche attorno a come sta scrivendo e come tiene la penna e l’organizzazione del testo sul foglio. Si osserva se le lettere siano leggibili, se scrive troppo e in maniera disordinata, quanto preme sul foglio e se riesce a mantenere uno spazio regolare tra le parole. Anche la postura è un fattore fondamentale per la disgrafia, un bambino che si siede male o sbaglia posizione del polso in maniera continua altera il tratto grafico. Sono quindi, tutti strumenti di analisi per capire se il bambino sia disgrafico.

Cause della disgrafia

Le cause della disgrafia sono spesso correlate a un deficit di coordinazione motoria fine; ciò indica il controllo che una persona ha su movimenti delle dita e delle mani, che devono essere eseguiti per scrivere. E se questi movimenti sono rigidi, impacciati o non coordinati, un bambino può avere difficoltà a scrivere in modo scorrevole e leggibile.


Un altro fattore che può contribuire allo sviluppo della disgrafia è il mantenimento di una postura scorretta. Per scrivere, il bambino sarà costretto a far lavorare troppo i muscoli delle spalle, delle braccia e del polso. Inoltre, la pressione sulla penna è altrettanto importante. Una traccia eccessivamente profonda, o viceversa, appena visibile, può rendere il gesto grafico impreciso e incontrollato, garantendo l’insorgenza di fatica e dolore alle mani dopo pochi minuti di scrittura. Inoltre, non vi sono solo fattori motori, ma esistono anche fattori educativi ed ambientali.

Un insegnamento poco accurato o troppo veloce nelle fasi iniziali del processo di apprendimento non porterà buoni frutti. Il bambino acquisirà abitudini scorrette di scrittura difficili da correggere in seguito. Ecco perché, se non si insegna sin dall’inizio a mantenere una corretta postura, impugnare la penna in modo corretto o organizzare il foglio, ci saranno conseguenze serie in futuro.


A volte, la disgrafia è correlata ad altri disturbi specifici dell’apprendimento, come dislessia o disortografia, o per difficoltà di coordinamento motorio generale. È consigliabile tenere presente che la disgrafia non è innescata da difetti dell’intelligenza o della motivazione, il bambino disgrafico può risultare brillante e creativo, ma non riesce ad esprimersi attraverso la scrittura a causa del disturbo motorio.

Conseguenze della disgrafia

bambino che studia

Le conseguenze della disgrafia sono rilevanti, non solo sulle prestazioni scolastiche, ma anche a livello emotivo e sociale del bambino. Per esempio, a scuola, un individuo disgrafico spesso impiega molto più tempo a completare compiti scritti o a prendere appunti rispetto ai suoi coetanei. Ciò è spiegato dal fatto che il comando esecutivo del gesto grafico è lento, di difficile realizzazione e non abbastanza rapido.

Come risultato, la disgrafia può far sentire il bambino non all’altezza della classe o in ritardo rispetto al resto della classe. Inoltre, ovviamente, c’è molta frustrazione e ansia al riguardo.
Col tempo, queste difficoltà possono influenzare il rendimento scolastico in modo più ampio. Il bambino potrebbe soppesarsi sulla fatica di scrivere e non sul contenuto delle lezioni, riducendo l’efficacia dello studio e la capacità di organizzare i pensieri per iscritto. I compiti a casa diventano un momento di conflittualità e stress, sia per lui che per i genitori, a causa dei tempi lunghi e della difficoltà di concentrazione.


Sul piano emotivo, la disgrafia può portare a un calo dell’autostima. Inoltre, dato che i bambini notano rapidamente che i loro amici coetanei hanno meno difficoltà a scrivere e che è molto più facile decifrare la loro scrittura. Questo equivale ad avere la sensazione di “non essere bravi” o “non essere all’altezza”, persino se il loro quoziente di intelligenza e le abilità cognitive sono normali al cento per cento. A volte la frustrazione assume la forma di rifiuto di imparare a scrivere: questa è una semplice ricetta per lo sviluppo di demotivazione educativa.


Dal punto di vista sociale, invece, il bambino che soffre di disgrafia potrebbe rivelarsi riluttante o vergognoso a esibire i propri quaderni agli altri compagni, con conseguente paura di giudizi e prese in giro da parte di questi ultimi. Nei casi più gravi, si potrebbe arrivare a una forma di isolamento, minore propensione alla socializzazione e tutte le conseguenze negative che derivano dal punto di vista di benessere generale. Per questi motivi, è fondamentale intervenire il prima possibile: con il supporto adeguato, la disgrafia è un problema decisamente affrontabile e trattabile, riducendo al minimo l’entità di queste conseguenze sulla prestazione scolastica e sull’autostima.

Cosa fare in caso di disgrafia

La disgrafia non è un ostacolo insormontabile. Mediante il percorso di rieducazione corretto, si possono inoltre osservare degli importanti miglioramenti nella qualità della scrittura, nella motricità fine e nella postura. La pretesa è non solo di rendere la grafia osservata più leggibile, ma cercar di fare in modo che il bambino non avverta troppa fatica, frustrazione o stanchezza nel fare questa attività.


Tuttavia, un percorso cognitivo terapico implica l’allenamento del gesto grafico attraverso il tratto e il potenziamento della muscolatura della mano e del polso, nonché l’educazione ad una migliore coordinazione dell’occhio e della mano. Gli esercizi per lo sviluppo del grafismo possono includere ricalco, disegno, tratto su tavolette grafiche, su sabbia e altre superfici tattili, particolari forme di stimolazione della creatività.


Le penne create per disgrafici, sono modelli dotati di speciali forme ergonomiche progettate per garantire una corretta presa, e distanza fra penna e dita e tra l’oggetto e le dita.
Le matite con impugnatura facilitata sono modelli concepiti per favorire una presa stabile e per nulla scomoda con grip in silicone. Impugnature utilizzate anche dagli adulti.


Fondamentale è infine l’approccio multidisciplinare, che coinvolge genitori, insegnanti e professionisti. I primi, tramite attività quotidiane che rinforzano la motricità fine, quali per esempio, giochi di manipolazione con plastilina, forbici o pinzette, possono sostenere il bambino, gli insegnanti, mediante strategie didattiche inclusive che non penalizzino il bambino per la lentezza o la scarsa leggibilità della scrittura, mentre i professionisti specializzati, quali tutor DSA o rieducatori della scrittura, hanno un ruolo attivo nel percorso con programmi personalizzati, studiati sulle esigenze specifiche del bambino.


Con il supporto giusto, molti bambini riescono a recuperare sicurezza nelle proprie capacità, migliorando la scrittura e riducendo il senso di disagio che spesso accompagna la disgrafia.

Il metodo Marta Cappello per la disgrafia

Il metodo Marta Cappello è un approccio completo e in parte innovativo alla rieducazione alla scrittura per bambini con diagnosi di disgrafia e difficoltà grafo-motorie. L’obiettivo del metodo è quello di aiutare i bambini a recuperare una buona postura e impugnatura, per quanto riguarda la scrittura un movimento fluido e senza ulteriori sforzi.

Come scritto in precedenza, ogni bambino è diverso e, di conseguenza, un percorso adeguato deve essere creato per ciascuno di loro. Tale individualizzazione a sua volta può essere garantita da insegnanti molto competenti e materiale didattico che può essere fornito agli alunni attraverso una varietà di corsi: online e offline e, naturalmente, consulenze personalizzate.

Correggendo la presa della penna o della matita, i bambini acquisiscono il corretto utilizzo dello strumento scrittorio che rende il lavoro con loro non solo sicuro, ma anche comodo e naturale. Anche la postura corretta e il modo di reggere il foglio di carta sono fattori importanti per prevenire la tensione eccessiva nei muscoli. E grazie all’allenamento della motricità fine, i bambini eseguiranno gli esercizi allo stesso modo, ma diventeranno precisi, fluidi ed efficienti quanto possibile. Arriveranno ad avere un tratto scorrevole e regolare, eliminando la necessità di fare sforzi aggiuntivi.

Uno degli altri punti di forza del metodo riguarda l’apporto di esercizi pratici e allo stesso tempo divertenti, che vengono pensati e creati in modo da coinvolgere i bimbi senza fare della rieducazione della scrittura un’attività ripetitiva e soprattutto noiosa. Grazie a laboratori grafici, percorsi motori ed attività creative per i bimbi, essi migliorano la coordinazione occhio-mano e capiscono che scrivere, attraverso l’esercizio quotidiano può diventare una cosa piacevole.

Il miglioramento consistente e concreto non è solo una questione tecnica ma anche emotiva e psicologica. Accompagnare i bambini lungo questo difficile percorso li aiuta a ritrovare la fiducia nelle proprie risorse e ad alzare il livello dell’autostima. Similmente, si riduce l’ansia collegata a molte attività correlate alla scrittura e abilità scolastica. Inoltre, i genitori e docenti sono parte integrante della pratica e contribuiscono attivamente ai miglioramenti del bambino.

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